Vai al contenuto

L’isola di Mozia ed il suo vino

Ricordo molto bene quella calda giornata di luglio di molti anni fa quando, salpando dalla terra ferma a bordo di una modesta barchetta, fummo accompagnati nella visita ad un’isola della quale già da giorni i miei genitori mi stavano parlando.

Si trattava dell’isola di Mozia e l’incontro con essa non deluse le mie aspettative.

Vivide ancora infatti sono le immagini dei suoi mosaici quasi dispersi e soli in un’atmosfera brulla e desertica.

Fu meraviglioso, per me bambino, vederli venire fuori magicamente dal terreno, dalla sabbia, fra gli sterpi ed i sassi. Tanta bellezza inaspettata.

Altrettanto stupefacente fu accorgersi che, ad una profondità di circa mezzo metro, al di sotto dei flutti solcati dalla barchetta che ci aveva condotti in quel luogo incantato, si celava un’antica strada lastricata che conduceva fino alla terra ferma.

Si trattava di una vetusta strada fenicia fatta di lastre calcaree definite nel dialetto locale “sulappe”.

Quella strada fu costruita dagli antichi abitanti dell’isola nel VI sec. a.C. per collegarla alla costa.

Di una lunghezza di circa 1700 metri, con una carreggiata in origine larga 7 metri, essa consentiva il transito di due carri provenienti da opposte direzioni. A tale riguardo esiste la ricevuta di un pagamento effettuato nel 1936 per la risistemazione degli argini per il passaggio di carri nel periodo della vendemmia.

L’ insediamento di Mozia nacque come emporio fenicio nell’VIII sec. a.C..

mozia1

Sul significato e l’origine del nome Mozia le ipotesi sono diverse e numerose.

La prima riporta alla derivazione dal fenicio MTW che significa luogo dove si tesse; un’altra collega il toponimo MOT cioè melma, all’accadico metu, vale a dire acque stagnanti.

L’ipotesi più recente è però quella che ci riporta al significato di ‘attracco’, che ben si presta alla situazione dell’isola nello Stagnone di Marsala, dove i fondali bassi e la natura della laguna permettevano un facile attracco, utilizzando semplicemente un palo di legno infisso nel fondo.

L’arrivo in Sicilia nell’VIII secolo di popolazioni greche e la successiva influenza di Cartagine, anch’essa fondata dai fenici, mutarono profondamente la storia di Mozia.

Furono edificate mura lungo tutto il perimetro insulare. Questa opera difensiva era lunga 2,5 chilometri e dotata di quattro porte in direzione dei punti cardinali. Gli accessi erano fortificati con due torri avanzate.

mozia

In poco tempo l’isola divenne una base commerciale cartaginese di primario interesse nel mediterraneo prima di essere conquistata e distrutta da Diodoro I di Siracusa che segnò fatalmente la sua fine.

Mozia non fu più ricostruita, conservando perciò, in maniera quasi integra per i secoli futuri, le vestigia di un insediamento fenicio-punico di rara importanza, bellezza ed unicità.

Agli inizi del Novecento l’intera isola fu acquistata da Joseph Whitaker, appassionato di archeologia, ornitologia, storia, sport e vino, erede di una famiglia inglese che si era trasferita in Sicilia arricchendosi con la produzione del Marsala.

IMG_9741

Vendemmia Tasca d’Almerita 2015. Fonte: http://www.sicilymag.it

Whitaker comincia ad acquistare lotti di terra dai proprietari dell’isola fino ad acquisirne l’intera proprietà nel 1902.

Nel 1906, inizia i primi scavi, su quarantacinque ettari di terreno agrario, svelando una grande quantità di reperti archeologici di inestimabile valore.

Dal 1971 l’isola è di proprietà della Fondazione “Giuseppe Whitaker”, costituita e voluta da Delia, figlia di Joseph, deceduta nello stesso anno.

Whitaker conservò la coltivazione della vite introducendo al contempo redditizie produzioni come quelle di ulivi e agavi.

Come documentato negli stessi archivi Whitaker, per la coltivazione delle vigne ricorreva all’opera di mezzadri, i quali trasportavano la loro parte di raccolto sulla terraferma utilizzando carri che percorrevano proprio quella antica strada fenicia così cara nei miei ricordi.

La parte di raccolto che spettava al proprietario, veniva caricata su barche ancorate lungo la costa sud-occidentale dell’isola, nei pressi della attuale zona archeologica della “casa dei mosaici”.

Sembra verosimile che i primi vigneti risalissero al primo ventennio del ‘800 quando gli inglesi scoprirono le potenzialità enoiche di tutto il territorio circostante Marsala per la produzione di un vino che sostituisse il Porto.

Non è escluso che in precedenza esistessero vigneti sull’isola di Mozia ma la loro presenza non è storicamente dimostrata.

In Sicilia, tali testimonianze archeologiche sembrano riguardare soltanto la Sicilia orientale colonizzata dai Greci come non è stato dimostrato che le numerose anfore rinvenute sulla stessa isola, di produzione locale o provenienti da altre località fenicie, fossero effettivamente utilizzate per contenere vino.

Negli anni ‘70 del secolo scorso, alcuni vigneti andarono persi a causa di un periodo di siccità che ridusse la superficie vitata a soli tre ettari rispetto ai quarantacinque originari.

Nel 1999 si decise finalmente di utilizzare la produzione di uve Grillo proveniente dal vigneto superstite sito nella zona di Cappiddazzu, realizzando una vendemmia tardiva in collaborazione con l’Istituto Vite e Vino della Regione Sicilia e la consulenza dell’enologo Giacomo Tachis.

IMG_9608

Vendemmia Tasca d’Almerita 2015. Fonte: http://www.sicilymag.it

La vinificazione ebbe luogo sulla terraferma.

A ciò si aggiunse il progetto di impiantare nuovi vigneti fino a raggiungere una superficie di dieci ettari.

Nel 2007, dall’incontro tra la Fondazione Whitaker e la famiglia Tasca d’Almerita, nasce un progetto di tutela dello storico vigneto dell’isola.

I vigneti di Grillo sono allevati ad alberello con sistema di potatuta corta e lunga alla “marsalese”. Le uve vengono vendemmiate all’alba, trasportate via mare su barche a fondo piatto e successivamente trasferite nella Tenuta di Regaleali dove sono vinificate in acciaio per preservarne in modo assoluto le caratteristiche organolettiche proprie del terroir di origine.

Le origine del vitigno Grillo sono recenti.

Esso è infatti il frutto dell’incrocio tra catarratto e zibibbo messo a punto dal barone Antonio Mendola (1827-1908) di Favara. Mendola scrisse che tale vitigno si adattava perfettamente alla vinificazione riuscendo a donare al Marsala note aromatiche di grande intensità.

Il vitigno Grillo, originariamente inserito delle DOC della Sicilia centro occidentale si è poi diffuso in tutta la Regione.

Esso è caratterizzato da buona produttività e dà vita ad un vino dagli intensi profumi di ginestra, lime, cedro, agrumi, pepe bianco e note minerali, di buona sapidità e persistenza gusto-olfattiva. Chiaramente, tali caratteristiche gusto – olfattive variano col variare del terroir di provenienza.

Non si può celare come un’attenta politica di tutela di tale vitigno e di protezione dell’azione dei produttori che ne difendono l’integrità e le caratteristiche di assoluto valore, rappresentino le uniche strade per fare in modo che il Grillo sia una delle espressioni di maggiore qualità nel panorama vitivinicolo siciliano e non rappresenti solo una moda del momento.

Il percorso corretto è, come ormai mi ostino a ripetere all’infinito, tutelare la qualità ed i vignaioli che la eleggono a proprio ed unico obiettivo senza rincorrere la produzione ed i numeri a tutti i costi, svilendo un vitigno ed il vino che da esso nasce.

Non tutte le zone sono naturalmente vocate a produrre vini di qualità.

Assecondare frettolosamente il mercato, significherebbe mettere a rischio lo stesso vitigno Grillo, piegandolo a dinamiche che non hanno nulla a che fare con la qualità, annullando la vera anima del vino che da esso ha origine e le peculiarità di interi territori.

Il Grillo rappresenta una grande occasione per la Sicilia, un’occasione di unicità, qualità, identità.

Ai siciliani il compito di non farsi sfuggire questa grande opportunità per se stessi e la loro bellissima terra.

 

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: